Il Giovane Favoloso di Mario Martone

locandina

Il Giovane Favoloso di Mario Martone, è un film costruito sulla sottile narrazione della figura del poeta e letterato Giacomo Leopardi. Il film si ambienta nella piena vita activa dell’800 italiano in una sua rappresentazione essenzialmente significativa tanto da raggiungerne un’idealità, trasfigurata nella singolarità di un personaggio storico. L’indubbia abilità tecnica del regista, realizza una sua generalità concepibile attraverso l’agire del protagonista, guidato da una disposizione interiore con lo scopo di esprimere con la tecnica poetica un’ “energheia”, una immanente necessità comunicante che si rivolge a chi gli sta di fronte. Sintetizzando l’esperienza esistenziale del poeta in alcune tappe significative, Recanati, Firenze, Roma, Napoli, la narrazione instaura una relazione che traccia un’identità tra il mondo che si conosce e l’indeterminatezza del viaggio che lo porta nel mondo dove non siamo abituati a vivere. Ogni volta un mondo nuovo dove si colloca la creazione artistica di Leopardi che si compie nella scissione, nella differenziazione estetica, nel sussistere di una prosecuzione. Il Caso e la suggestione, si affermano come parametri interpretativi di un’opera poetica che non è semplice esecuzione letteraria, gioco intellettuale, mediazione di saperi accumulati, ma funzione originaria, una considerazione della temporalità esistenziale e in quel modo proprio d’essere comprensivo. La posizione critica di Leopardi si esplica in una sua contemporaneità indefinita, un appello al cambiamento, più che una lotta per la liberazione, che consiste nelle esacerbazioni familiari, sulla necessità di allontanarsi dalla casa paterna, una giustificazione sentimentale all’estraniamento che realizza presenziando in un discorso sul tragico come intrusione, aggrappandosi all’eleos e phobos, pietà e terrore, esemplarizzati nella creazione poetica. Quasi un solutore d’enigmi, Leopardi, propone il motivo misterico, premessa di un discorso sulla forza suggestiva della Natura, il Vesuvio sembra riproporgli quel contrasto tra la filia e il neikos, l’amore e la lite, all’interno di una comunità giocante, quella napoletana, che non determina le sue sorti ma lo lascia in una striscia di folie et sense. Eppure allo stesso tempo un’adesione necessaria alla situazione fatale, la vertigine del Caso, il gioco dei numeri, la tradizione popolare che si perpetua imperturbabile. Partecipe, insomma, dello spettacolo del mondo, il Leopardi di Martone, rifiuta l’angoscia come sgretolamento e afferma un principio evolutivo, che parte da un caos ipnotico sulle predisposizioni della natura, il suo corpo storpio, la salute cagionevole, uno smarrimento insomma, e che giunge al dominio della vertigine, concependo la sua presenza corporea ed intellettuale come volontà di liberarsi da un’insopportabile oppressione.
Emiliana Chiarolanza

Top