Siti archeologici

ITINERARIO TURISTICO

Il Comune di Quarto, pur se ubicato in una zona periferica dei Campi Flegrei, rivestì un importante ruolo nell’antichità: lungo le sue pendici è stato infatti possibile riconoscere varie tracce di insediamenti preistorici, e certo in età greca essa dovette avere un suo ruolo precipuo in relazione alla vicina Cuma. Le maggiori testimonianze monumentali, comunque, risalgono all’età romana, quando la zona, con l’apertura della Via Campana, vide crescere la sua importanza economica.


Masseria Crisci

Edificio di notevoli dimensioni in opera reticolare e listata. Si sviluppa su due piani, ognuno dei quali costituito da 4 ambienti comunicanti.
Di epoca romana, era la stazione di posta per l’approvvigionamento e rifornimento dei cavalli, ed era la prima tappa dopo Pozzuoli. È una struttura abitata da 2.000 anni.



La Montagna Spaccata

La Montagna Spaccata costituisce una delle più grandiose testimonianze esistenti nei Campi Flegrei dell’ingegneria stradale romana, sintesi insuperata, nel mondo antico, di audacia tecnica e di monumentalità. Si tratta di un profondo taglio (interessante per le sue dimensioni, effettuato probabilmente già in età repubblicana, attraverso l’orlo meridionale del cratere di Quarto) nella collina tra la Piana Campana e la Piana di Quarto, realizzato al fine di permettere il passaggio della Via Consolare Campana. Il taglio del monte è un’opera abbastanza ardita e per la realizzazione fu necessario lo sbancamento delle ultime propaggini del monte Gauro. Il taglio è largo nella parte superiore 78 metri ed è alto 50 metri. Presenta una lunghezza di 290 metri, furono costruiti sui due lati, mura di sostegno con l’opus reticulatum (di cui tutt’oggi restano visibili alcune sezioni) e successivamente ristrutturato in opus listatum. Nella parte centrale di tale muratura è visibile, in alto, l’accenno ad un’incurvatura che fa pensare a ciò che resta di un arco destinato a sostenere la spinta laterale del terreno. Per la sua realizzazione furono rimossi non meno di 220 mila metri cubi di terreno. Il manufatto ha resistito a tutti i collaudi a cui è stato sottoposto lungo l’arco dei secoli e il sisma del 1980 non ha nemmeno sfiorato le attuali strutture.

La Mansio

Al quarto miglio della via Consolare Campana sorge La Mansio, un edificio in opus reticulatum e opus listatum, che racchiude in sé parecchia della storia di Quarto, costituendo all’epoca romana un posto di sosta e rifornimento di grande importanza sul collegamento tra Roma e la Campania.


Mausoleo in località Spinelli

Mausoleo a due piani, incorporato in una masseria; l’esterno si presenta, oggi, quasi completamente rivestito da moderne murature di tufo.



Prospetto





All'interno




Castello Monteleone

Il castello, costruito nel XII sec. per volontà di Federico II di Svevia e restaurato da Carlo I D’Angiò, è il più antico di cui si abbia notizia nei Campi Flegrei. Esso conserva la pianta originaria a sei torri quadrate disposte lungo il perimetro, una bifora a sesto acuto sul lato orientale e una saettiera su quello meridionale. Molte storie sulla regina Giovanna sono legate al Castello.

Torre Caracciolo

Costruita dai sovrani Aragonesi in sostituzione del Castello di Monteleone, che era andato in disuso.


Necropoli di via Brindisi e  “La Fescina”.

La Necropoli di via Brindisi è stata portata parzialmente alla luce nel corso degli anni settanta e ottanta; prima di allora era visibile solo il livello superiore del mausoleo a cuspide, utilizzato come deposito di attrezzi agricoli. Delimitata da una bassa recinzione realizzata in opera reticolata, ne fanno parte tre mausolei funerari con basamento quadrangolare e vano ipogeo, un triclinio all’aperto, alcuni vani di servizio e due recinti minori.

La struttura più antica è il monumentale mausoleo a cuspide piramidale, volgarmente noto come “Fescina”, con la recinzione ad esso pertinente. Attraverso un varco alle spalle del monumento è possibile accedere al recinto, originariamente chiuso, in cui si rinvennero tracce di incinerazioni, urne, anfore con resti di inumati e tombe a cappuccina che documentano la continuità d’uso della necropoli fino ad epoca tarda. Anche nell’area del recinto maggiore vennero alla luce sepolture ad inumazione. Nell’antichità tali spazi recintati erano detti ustrinae  perché destinati soprattutto alla cremazione dei defunti. La camera superiore presenta un ingresso ad arco, visibile non appena si giunge nella zona archeologica: esso è posto a circa 1 metro di altezza dall’attuale piano di campagna e, dal momento che non esiste traccia di una rampa di accesso, si deve ipotizzare in antico l’utilizzo di scale mobili in legno. Si tratta di un colombario a pianta quadrangolare esternamente cilindrico, con volta a botte e dotato di cinque nicchie, molto danneggiato dall’utilizzo prolungato da parte dei contadini del luogo. Questo ambiente è più piccolo rispetto al vano ipogeo posto al di sotto di esso, sia per dimensioni che per il numero di nicchie ricavate nelle pareti, tutte con tracce d’intonaco, due a pianta quadrangolare nelle pareti laterali, ed una a pianta semicircolare nella parete di fondo. Il taglio nell’attuale piano pavimentale è stato praticato in epoca moderna per accedere all’ipogeo. La copertura del mausoleo è una cuspide piramidale a pianta esagonale, con due camere di alleggerimento, la cui tipologia non trova facili riscontri in ambito flegreo e campano, ma è diffusa invece in ambito microasiatico e alessandrino. Il prototipo architettonico è rappresentato dal celebre mausoleo d’Alicarnasso del IV sec. a. C. (alto basamento rettangolare sormontato da una peristasi coronata da piramide a gradini), che influenzò numerosi monumenti minori in epoche successive; la ripresa di tale modello nel monumento di Quarto sembra rientrare in un attardamento di tale tradizione. Questo fenomeno ben si colloca nel quadro dei frequenti scambi di natura commerciale e culturale fra Puteoli – divenuta il grande porto di Roma nella prima età imperiale e nel cui ambito territoriale rientrava la piana di Quarto – e il mondo orientale. Sul retro del monumento, una scala moderna conduce all’ingresso del dromos, un corridoio coperto a volta, attraverso il quale si accedeva al vano sotterraneo situato all’interno del basamento quadrangolare. Il dromos, nella sua forma attuale, è il risultato di tre interventi costruttivi, come si evince da un esame della superficie esterna della sua copertura, separata in tre parti di differente tecnica edilizia. Inizialmente esso era coperto da una piccola volta a botte solo nella parte adiacente al basamento. Successivamente, anche un primo tratto del dromos venne dotato di cmausoleo fescina quartoopertura a volta, contemporanea alla realizzazione del recinto del mausoleo e non interamente conservata poiché tagliata all’altezza dell’arco; in base a questo particolare, si deve supporre un camminamento più lungo dell’attuale, che probabilmente doveva correre al di sotto di un asse viario situato in quest’area, sebbene non ancora individuato con certezza. Infine, anche la zona intermedia venne ricoperta in opera cementizia di sommaria esecuzione. Attraverso una piccola rampa di scale ed un ingresso ad arco si accede all’ipogeo vero e proprio, un ambiente quadrangolare con volta a botte, interamente intonacato, con 11 nicchie a pianta semicircolare sulle pareti cui si appoggiano tre letti con pulvini per i pasti rituali; due feritoie illuminano il vano dall’alto. L’ambiente è purtroppo soggetto a frequenti allagamenti durante la stagione invernale. Sul retro del mausoleo, lungo questo ipotetico asse viario, sulla sinistra, si incontrano altri due spazi recintati, privi di un varco di accesso, destinati probabilmente anch’essi a funzioni funerarie (agri religiosi). Appena oltre, è possibile accedere al grande recinto (maceria), che ingloba tutto il complesso, attraverso una soglia di pietra lavica con chiare tracce di tardi rimaneggiamenti che hanno comportato anche un innalzamento del livello di calpestio. Giunti all’interno, sulla sinistra, realizzato in uno spazio di risulta, si incontra un piccolo ambiente intonacato a pianta trapezoidale, pavimentato in cocciopesto, oggi quasi del tutto privo dell’originaria copertura (sono visibili sul fondo tracce dell’imposta di una volta). Per la sua struttura potrebbe avere avuto funzione di edicola. Procedendo si giunge di fronte a un triclinio all’aperto, costituito da una mensa centrale di forma rettangolare e da tre letti a sezione trapezoidale su tre lati, sistemato a ridosso del recinto e destinato ai banchetti funebri. È noto infatti che negli anniversari della morte o nelle celebrazioni commemorative dei defunti come il dies violae (22 marzo) e il dies rosae (21 maggio) si consumavano pasti funebri rituali in appositi triclini, costruiti negli spazi antistanti il sepolcro, o all’interno del monumento stesso, oppure su banconi e sedili di muratura eretti lungo le facciate. Il triclinio appartiene all’ultima fase del complesso, quando la costruzione del mausoleo “M” e del triclinio stesso comportò un ampliamento e la distruzione di una precedente recinzione.

Il mausoleo posto accanto al triclinio presenta, proprio sul fronte, la scala di accesso al piano superiore e all’ipogeo e, affiancate alla scala, due grosse nicchie, la cui funzione, connessa evidentemente all’utilizzo del triclinio, doveva essere di ripostiglio per suppellettili. Dal solaio (non è ricostruibile l’assetto originario del piano superiore) si scendeva nel vano ipogeo attraverso una scala a doppia rampa. L’ambiente, a pianta quadrangolare e con volta a botte, presenta su tre pareti 15 nicchie distribuite variamente su uno o due ordini; un’altra nicchia è ricavata sulla volta di costruzione della scala. L’illuminazione era garantita da due feritoie che si aprivano su pareti adiacenti.










scala mausoleo "N"










Di fronte e con orientamento opposto, il mausoleo “N” presenta un basamento a pianta rettangolare, al cui lato lungo si appoggia la scala che conduceva al livello superiore. Di quest’ultimo pochi sono gli elementi conservati, poiché le pareti sono quasi completamente rasate. Sulla facciata principale, poi, è possibile notare, all’estrema destra, i resti di un’ulteriore scala, funzionale esclusivamente all’accesso all’ipogeo. Il prospetto del monumento mostra inoltre una panchina e tre avancorpi, disposti ai due lati e pressappoco nella zona mediana, con probabile funzione di sostegno di elementi verticali quali pilastri o colonne, che dovevano abbellire il fronte dell’edificio. Anche in questo caso, dal pavimento del piano superiore si scendeva nell’ipogeo tramite una scala a doppia rampa. Tale ambiente, con volta a botte, analogamente agli ipogei già descritti, presenta una pianta quadrangolare, e riceve luce da due feritoie. Delle ventidue nicchie, distibuite in due ordini, due, interamente in stucco, sono del tipo ad edicola, ricavate su pareti opposte ed inquadrate da un architrave ed un timpano sorretti da due lesene.

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