“LE ALI DEL VENTO”, DALLA SICILIA UN ROMANZO SUI GRANDI TEMI DELLA VITA

Lorenzo Marotta, originario di Aidone (En), vive e lavora ad Acireale. Docente di fi losofia e preside di importanti licei, si cimenta per la prima volta con un opera letteraria che appare accattivante e al tempo stesso profonda per temi e stile.

Antonio, appassionato di filosofia e di poesia, incontra in una galleria d’arte ad Harvard, in America, la bella ed affascinante Laura, traduttrice ed interprete. Tra i due sembra accendersi subito un legame magico che verrà bruscamente interrotto da una improvvisa notizia che  costringe Antonio a far ritorno subito nella sua terra d’origine: Aidone, in Sicilia. Proprio quando sembra tutto svanito, egli incontra nuovamente Laura durante un convegno culturale a Venezia. Entrambi amanti di letteratura e di arte daranno vita ad una intensa storia d’amore e ad un confronto di idee, che ha come sfondo gli anni di piombo, il periodo di forti tensioni sociali, culminato con l’assassinio di Aldo Moro. Lorenzo Marotta indaga con autenticità e coraggio la complessità dell’animo umano e il valore delle idee, attraverso una  narrazione arricchita dalla presenza fondamentale e strutturante della poesia e della riflessione filosofica. Un romanzo nel quale si dispiegano considerazioni sulla vita, sulla morte, su Dio, sull’amore, avendo come tema forte il valore dell’anima capace di oltrepassare il muro d’ombra delle cose finite. Valori etici, civili e culturali si intrecciano in un’unica tensione umana ed esistenziale, con uno sguardo critico alle contraddizioni della Sicilia, ma anche di fiducia e di speranza per la sua rinascita.

RECENSIONE DI MARINELLA SCIUTO

“Il romanzo d’esordio di Lorenzo Marotta, Le ali del vento, Ed. Vertigo, Collana Approdi, uscito nel giugno di quest’anno, si apprezza per la scrittura agile, accattivante e al tempo stesso profonda per temi e stile. Il piano narrativo si svolge attorno al racconto dell’incontro fortuito dei due giovani protagonisti, lui siciliano, lei veneta, in una galleria d’arte a Harvard, dove i due perfezionano i loro studi, rispettivamente di filosofia e di lingue straniere, con il desiderio recondito, da parte di Antonio – questo è il nome del protagonista – di diventare scrittore.

Nessuno dei due immagina che da quell’incontro le loro vite non sarebbero state più le stesse. L’incontro,  a distanza di tempo, rimane nella mente dei due come momento ricco di scambi di idee: si è trattato di un colloquio intenso e serrato sul domandare filosofico, sulla forza d’attrazione dell’arte, sullo scacco della comunicazione esposta sempre a delusioni, equivoci, ma sempre ineludibile per l’essere umano, essere responsoriale per eccellenza, dialogante, fatto per un “tu” e infine sulla bellezza della passione amorosa, dell’incanto suscitato dall’emozione dell’amore.

La storia complessa, abilmente dominata dall’Autore, si snoda su diversi spazi geografici ed epoche diverse. Ampio rilievo viene dato, nei capitoli centrali, alla contestazione giovanile del ’68 attiva soprattutto nelle scuole, a cui seguirono gli anni della “strategia della tensione” ad opera di gruppi di estrema destra e gli “anni di piombo” caratterizzati dagli attentati, omicidi  e ferimenti ad opera dei gruppi di estrema sinistra culminati nel 1978 con il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro e dei cinque uomini della sua scorta.

Antonio – che nel frattempo da Harvard si sposta a Venezia per ricoprire l’incarico di assistente della cattedra di Estetica – pur non rinnegando un ardore giovanile per l’utopia marxista-leninista, con spiccate simpatie per la versione gramsciana, esprime, attraverso la scrittura di articoli comparsi sui quotidiani veneti, tutto il suo dissenso verso un’ideologia che non rinuncia all’uso del terrore pur di affermare la presunte “verità” delle sue tesi. Egli in particolare cerca di analizzare le ragioni che portarono giovani della media-borghesia, estranei quindi al mondo delle lotte operaie, ad aderire ad un movimento ideologico così devastante come quello delle Br con la complicità della classe di intellettuali operanti specie nelle università di Trento e Padova, città frequentata tra l’altro dal protagonista. A suo parere è necessario “riannodare” quei “nodi” costituenti la società civile, in primis la solidarietà: occorre, a parere del protagonista, ricostruire un dialogo tra “pubblico” e “privato” in una società in cui si è smarrito il senso del “bene comune”, frammentata, “liquida”, atomizzata e anestetizzata.

Tra gli altri temi oggetto delle meditazioni “ad alta voce” di Antonio, alter ego dell’Autore, spicca la considerazione dello “stato” degli studi nelle  nostre scuole, del ruolo passivo “assegnato” alla letteratura, svuotata spesso della sua potenzialità estetica nella formazione del gusto critico nelle nuove generazioni.

Accanto a questi temi di forte passione civile che attraversano tutto il romanzo al lettore non può sfuggire un piano metanarrativo che costituisce la novità forse più interessante del romanzo: l’attenzione alla sottolineatura del valore dell’anima, psyché,  anemos, “vento”, lemma che spicca già nel titolo. Si attaglia bene al protagonista, descritto come «un ragazzo dagli occhi vivaci, profondi,a tratti assenti e fissi nel rincorrere un pensiero lontano, un sorriso dolce e un parlare meditato» la scelta di lettura di  testi di filosofia aventi come tema la ricerca dell’anima e della sua natura. Nel corso delle vicende, si scopre che valore abbia per il protagonista la ricerca filosofica: tutt’altro che sapere astratto, avulso dalla vita, quanto piuttosto in perfetta sintonia con essa. Come scrive l’Autore, anch’egli studioso di filosofia, citando Maria Zambrano: “Pensare è, prima di tutto, decifrare ciò che si sente”. E’ nel segreto delle viscere del cuore che si annida il senso della vita: quella vita, – che compare tra l’altro personificata ( Vita) in uno dei personaggi che concorrono a comporre l’aspetto corale del romanzo-, che sa essere sorprendente e insieme crudele, opaca, meravigliosa. Il dono dell’amore tra i due protagonisti, Antonio e Laura, è un esempio di questa dinamica della vita. Esso non può pienamente sbocciare a causa di vari impedimenti ma la stessa vita riuscirà a dare un’opportunità a coloro che sanno accoglierla, che mantengono sempre attiva la sfera del “sentire”.

Speculare al tema della vita è quello della morte, sul “morire soli o da soli”, tema presente nelle pagine del romanzo dedicate alla morte del padre del protagonista. Il valore della vita dell’individuo, nell’accezione mouneriana, “persona”, emerge nella manifestazione della dimensione etica. In definitiva la capacità di fare del bene agli altri è ciò che conferisce il senso ultimativo alle nostre azioni, proiettandole nel futuro, superando così la nostra strutturale finitudine e aprendoci al “Totalmente Altro”.

Tutto il dispiegarsi della storia d’amore è accompagnato da intersezioni poetiche concepite più che come abbellimento come parte integrante del testo secondo un piano di scrittura che è capace di  coniugare con naturalezza il pensiero dispiegato, il logos,  con il sentire intimo, il pathos, intuito dalla Poesia. D’altronde, in sintonia con il pensiero filosofico contemporaneo, specie del personalismo spagnolo, L’Autore, propone un rinnovato incontro tra Poesia e Filosofia, in origine congiunte incarnato nell’attività di docente di Antonio che «non a caso voleva che i suoi studenti amassero, oltre alla filosofia, la poesia. Perché nella poesia la parola  si fa pregnante , carica di significati che solo il cuore sa svelare alla mente».

Un romanzo d’amore, dunque, dove però la potenzialità del sentimento è esplorata in più direzioni: in primis  verso Laura, dal dolce nome petrarchesco, l’unica donna in grado di sottrarre Antonio alla sua insopprimibile tendenza a farsi risucchiare dal vortice del “nulla” che tutto attrae, a far prevalere nella sua mente l’«infinita solitudine e la desolante indifferenza del creato per la vita di ciascun uomo». Strettamente connesso all’amore puro, pulito, vero tra Laura e Antonio c’è quello altrettanto appassionato per  l’interrogazione filosofica nutrita dal thaumàzein e la cultura  autentica che scaturisce dalla cura dell’anima, e infine, i “due amori” culminano nell’amore perla Sicilia, e per Aidone in particolare. Terra d’origine del protagonista, terra a cui deve forzatamente ritornare dal soggiorno americano per la notizia della morte del padre e nella quale ritornerà, alla fine della storia, in  compagnia della donna per la quale ha sospirato, lottato.La Sicilia, interpretata piuttosto che come metafora decadente come laboratorio politico di nuove idee esportabili in tutto il Paese a partire dalla valorizzazione dei “beni culturali” e delle bellezze naturali, come nel caso dell’isola di Pantelleria, scelta dall’Autore per fare sperimentare ai due protagonisti, ancora ignari degli eventi negativi che stanno per accadere, l’ebbrezza e la spensieratezza dell’amore.

Un’altra nota apprezzabile è l’accuratezza pittorica delle descrizioni degli ambienti, delle chiese e dei palazzi veneziani. Sembra quasi al lettore di essere portato per mano attraverso le calli strette, i ponti. Particolare attenzione viene riservata dall’Autore alla pittura con soggetto sacro: Madonne, la figura di Cristo , specie sofferente sulla croce. Da qui lo spunto per le acute  e intense riflessioni sulla sofferenza e il male che sono inseparabili dalla vita ma anche, specie nei capitoli finali, come occasione di espressione autentica della preghiera vissuta come momento intimo di incontro con il Cristo sofferente che comprende fino in fondo la sofferenza e la fragilità del cuore umano.

Un romanzo in definitiva dai molti toni, polifonico, da  gustare, scritto per chi ama leggere e viaggiare con la mente e il cuore nei sentieri a volte luminosi altre volte oscuri e indecifrabili  dell’animo umano.”

 

Considerazioni “a caldo” su “LE ALI DEL VENTO”- LAURA RANDAZZO

 

“Malgrado l’aspetto fisico attraente, malgrado i successi e la seduzione che esercitava sulle giovani donne, rapite dal fa­scino della sua persona, dalla simpatia dei suoi modi e dall’acume della sua intelligenza, Antonio non aveva mai smesso di sentire in fondo al suo animo un pungente disgusto per la vita, un vuoto solo momentaneamente appagato, ma pronto nuovamente a spalancarsi.

Sentiva forte la solitudine metafisica della condizione uma­na, la sua strutturale debolezza e finitezza, l’irrimediabile in­soddisfazione ed irrequietezza del cuore umano”.

Lorenzo Marotta parte da qui, da questa consapevolezza: l’IO è per l’uomo una prigione ontologica, “strutturale, originaria, mai realmente e totalmente superabile” né tantomeno spiegabile. Ogni uomo è un enigma incomunicabile, ma anche singolare, unico ed irripetibile, un sinolo di corpo e anima, che resta monade “senza porte né finestre” finché non compie il salto, al di là, oltre se stesso, per ritrovarsi nell’altro da sé, ma questo può avvenire solo attraverso l’innamoramento, ossia con l’amore. Il dialogo, la comunicazione, la sintesi possono esistere solo se si supera il logos, il pensiero concettuale; un animo tormentato può trovare quiete solo in quell’angolo di paradiso che la filosofia non può raggiungere e che l’arte, la poesia, la musica possono in parte cogliere, ma che si svela solo con l’estasi dell’amore, unico motore dell’umanità.

Il romanzo scorre veloce, limpido e indisturbato, intrecciando la storia del protagonista a luoghi, paesaggi, personaggi che compongono un puzzle colorato e armonioso. L’esigenza filosofica che è dentro ogni individuo, che nasce con l’uomo e con l’uomo muore, permea e attraversa tutto il romanzo, ma la filosofia non basta, non è sufficiente a spiegare la complessità, la contraddittorietà della realtà, della vita, il bene, il male, l’ingiustizia, il dolore, “le infinite gradazioni dei colori” dell’esistenza; la filosofia si ferma laddove il cuore inizia a battere, dove l’eros entra e “squassa l’anima, come vento sui monti si abbatte”, diceva la poetessa greca Saffo.

Ecco dunque la chiave di volta del romanzo: l’amore, la passione, il nobile sentire che tutto giustifica perché tutto domina; l’amore di Antonio e Laura.

In un contesto grigio e sanguinario, di rivolte e manifestazioni violente come quello degli anni di piombo, Antonio, un giovane aidonese, si trova ad Harvard per un master in Filosofia e lì incontra Laura, una bellissima e raffinatissima donna veneziana, laureata in Lingue. Sguardi che si incrociano, volti che si abbassano e poi il classico colpo di fulmine: due anime si riconoscono, si cercano, si vogliono. Un unico e breve colloquio, una lunga chiacchierata e poi più nulla, un velo di silenzio copre ogni fervido ricordo di quell’incontro: Antonio è costretto a rimpatriare, senza avere il tempo di avvisare Laura. Breve sosta ad Aidone, il suo paesello natio, e poi via a Venezia, città ricca e raffinata, sfarzosa e dissoluta, in cui Antonio ritrova la sua petrarchesca Laura e in quella cornice, i due amanti si inseguono, si allontanano e poi ancora si ritrovano, per vivere una travolgente storia d’amore, che l’autore sa raccontarci, con splendide metafore naturalistiche e citazioni letterarie ad hoc.

Un intreccio semplice, lineare quello del romanzo, costellato da flashback e digressioni paesaggistiche e chiosato da componimenti poetici di diversi autori.

Belle e nitide sono le informazioni che Marotta fornisce sul paese di Antonio, Aidone, una piccola cittadina nel cuore della Sicilia, la cui bellezza culturale e paesaggistica, sono motivo di vanto per i cittadini stessi, i quali restano però intrappolati in una “paralizzante apatia”, piena di “scetticismo e rassegnata impotenza”.

Eleganti e raffinate sono le descrizioni dei salotti veneziani e della stessa Venezia, teatro di agitazioni studentesche e rivendicazioni libertarie, di un Italia rossa, di sangue e di vergogna.

Marotta trasfigura e dissolve confondendole, esperienze vissute e desideri inconsci nei suoi personaggi, facendo vivere o rivivere persone o fatti della sua storia personale, in un romanzo velatamente autobiografico: Antonio diventa ciò che Lorenzo avrebbe voluto essere e che in parte è stato e ne rivela i gusti e le aspirazioni, l’amore per la cultura, la gioia socratica di insegnare, l’emozione davanti al bello estetico, l’eterno fanciullino pascoliano, che vive in un animo ancora giovane.

Lucide e critiche sono le sue digressioni storiche e folcloristiche sulla vita di paese, sulla mentalità chiusa e bigotta di un paesino di montagna, che sa però donare ad Antonio un senso di familiarità, di casa. Una cittadina in cui ogni strada, ogni pietra testimoniano un tempo che fu, l’antico splendore di un paese che oggi, lotta per una rivincita e vive di speranza, investendo tutte le sue forze in ciò che sono le sue risorse: il turismo culturale.

Un ruolo importante nel romanzo è riservato alle donne, alla forza delle donne, che sanno sopportare, accettare, lottare, cercare la loro indipendenza e autonomia e che quando sono additate e marchiate dalla calunnia popolare, trovano una via di fuga nella loro intelligenza: è così per Luisa, la sorella di Antonio; per Maria, la moglie del suo migliore amico Luigi e per la stessa Laura, che vince su un padre padrone, geloso e possessivo, affermando con vigore il suo desiderio di libertà.  Rilevante è anche la figura dell’adolescente Chiara, la nipote di Antonio, innocente e delicata come un fiore da proteggere; a lei è dedicata la lunga lettera in cui lo zio scrive dell’Amore, intessendo pagine intense e sincere, di estrema intelligenza  e graffiante verità.

I personaggi del romanzo prendono forma a mano a mano che la descrizione si fa più dettagliata; vengono studiati con l’acutezza di un profondo conoscitore dell’animo umano; le loro “gabbie esistenziali” sono presentate come necessarie e i loro comportamenti giustificati sulla base di un destino ineluttabile ma coerente; sono artefici di una fortuna che li costringe: in fondo “la vita non ama la verità”, conclude l’autore. Non è tuttavia lo spinoziano determinismo meccanicistico a vincere su tutto ma l’amore di Dio, il sentimento di fede, la consapevolezza della sofferenza del Cristo in croce che dà la forza a Luisa, di sopportare la violenza subita dal fidanzato pittore, che Marotta non trascura di descrivere con un cruento realismo (il suo stile narrativo resta elegante poesia anche davanti alla crudezza e alla volgarità dell’atto stesso); non è la paziente sconfitta dei personaggi verghiani quella di Luigi e Maria, gli amici di Antonio che, costretti a sposarsi, vivono una lunga e fervida vita d’amore; non è ancora la follia decadentista dei corrotti salotti veneziani a inquinare l’amore puro di Antonio per Laura; e di certo non è la rassegnata impotenza degli aidonesi a fermare il vento della nuova stagione: ogni cosa è al suo posto, ogni cosa è lì dove solo un deus ex machina, colto  e brillante come Marotta, ha voluto che fosse, lì e non altrove.

Non c’è spazio per l’improvvisazione, anche se il romanzo è stato scritto di getto, come ogni prodotto di ispirazione sincera; ogni descrizione, che sia la raccolta delle olive o l’amplesso dei due amanti, si tinge di un realismo impressionista: la narrazione è colorata e luminosa come un quadro di Renoir; la luce diafana dell’alba illumina tutta la tela del romanzo e il voler impressionare l’attimo fuggente en plein air, “imprimendolo” in quei personaggi – caratteri, come nei quadri di Degas, dona al libro quella leggerezza ed impalpabilità che solo le ali dell’amore possono conferire ad un corpo pesante.

Non mancano citazioni letterarie importanti come I promessi Sposi, Il Gattopardo, L’insostenibile leggerezza dell’essere, a cui il romanzo stesso sembra ispirato; diverse sono le descrizioni  dei momenti d’amore, raccontati con un ardire romantico che fa vibrare le pagine del libro come le note delle sinfonie di Wagner.

L’apollineo e il dionisiaco si rincorrono sempre, si trovano e si scontrano per tutto il romanzo, dando vita a momenti di palpitante emozione.

Ognuno sta solo sul cuor della terra /trafitto da un raggio di sole:/ed è subito sera” scrive Marotta citando Quasimodo, ma dopo la sera viene la notte e poi di nuovo il giorno e il giorno viene con l’alba, portatrice di luce e di speranza; un giorno nuovo, una nuova vita, da vivere sulle ali del vento: il vento dell’amore.”

 

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